di Cesare Peccarisi
Una ricerca spiega perché movimenti come piegarsi, tossire o fare esercizio fisico estremo spesso scatenano o intensificano il dolore emicranico
Se un campione della disciplina ginnica degli anelli avesse l’emicrania avrebbe dei problemi perché a ogni esercizio il suo muscolo retto addominale creerebbe una tale pressione nel circolo venoso dell’addome, potrebbe generare una spinta idraulica che, risalendo lungo il plesso venoso della colonna vertebrale si riverserebbe nel circolo cranico che, indebolito dall’emicrania, potrebbe scatenare un attacco di dolore.
Come ha dimostrato da tempo l’italiano Roberto De Simone dell’Università di Napoli (si veda oltre) i vasi venosi del circolo intracranico di chi soffre di mal di testa sono, infatti, più ristretti e flessibili, facilmente deformabili da un’eccessiva pressione esterna. Ma senza ricorrere a campioni olimpionici basta pensare che a seguito del cosiddetto torchio addominale, per qualsiasi emicranico un prolungato episodio di stipsi costituisce un fattore di rischio per un nuovo attacco.
COME UN SOTTOMARINO
Il perché lo spiega uno studio dei ricercatori della Pennysilvania University diretti da Qingguang Zhang appena pubblicato su PNAS: movimenti come piegarsi, tossire o fare esercizio fisico estremo spesso scatenano o intensificano il dolore emicranico proprio perché inducono rapidi picchi di pressione nelle vene




