
di Marco Galluzzo
I risvolti interni della politica estera. Le relazioni chiave costruite dalla premier hanno giocato un ruolo nel tetto ai carburanti
A Palazzo Chigi tengono il conto dei chilometri volati dalla premier in giro per il mondo, da quando si è insediata. È un record anche quello, oltre a quello della longevità istituzionale, ma uno dei pallini del suo staff è un indicatore sensibile, per una premier che nei primi 4 anni del suo mandato ha dedicato alla politica estera almeno un tempo equivalente a molti dossier interni.
In queste ore nello staff di Meloni raccolgono i frutti, in termini di price cap e di agevolazioni che l’Eni e altri colossi internazionali dell’energia hanno accordato al governo italiano: il conto delle miglia volate, la quantità di politica estera e di relazioni diplomatiche sviluppate hanno avuto un effetto, e qualcuno ha aggiornato il conteggio. Del resto con una buona politica internazionale, è un mantra delle nostre feluche, si proteggono anche gli interessi quotidiani del Paese. E la stessa Meloni ne ha fatto tesoro: «Con la politica estera fai anche politica interna», ama dire.
Viene in mente uno degli aneddoti dei primi passi di Meloni




