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Legge elettorale, opposizioni determinate a delegittimare la riforma

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di Massimo Franco

La Cgil evoca una rivolta sociale a difesa della Costituzione e c’è chi evoca ricorsi e digiuni per protestare

Può darsi che alla fine la riforma elettorale voluta fortemente dal governo riesca davvero a garantire stabilità e certezze. Rimane da capire se quella in discussione oggi alla Camera sarà la stessa sulla quale si andrà a votare; e che cosa accadrà di qui a quel momento. Gli avvertimenti che continuano a arrivare da FdI, il partito della premier agli alleati in caso di mancata approvazione segnalano un filo di residua incertezza. Se viene bocciata, Giorgia Meloni «ne prenderà atto» e «si andrà tutti a casa», anticipando le elezioni, avvertono da Palazzo Chigi.

Ma è solo uno degli elementi che aleggiano sul destino della legge. Gli altri sono l’accoglienza che la riforma riceverà dalla Corte costituzionale, visti i dubbi diffusi su alcuni punti qualificanti; e la reazione di opposizioni che parlano di «colpo di Stato elettorale». Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, evoca «rivolte non violente a difesa della Costituzione» ricordando il referendum sulla giustizia, vinta dai «no». Riccardo Magi di +Europa annuncia uno sciopero della fame. E si profilano ricorsi ai tribunali.
È il risultato

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