di Guido Olimpio
Dal primo attentato del ’33 a quelli palestinesi. Poi i dirottamenti lasciano spazio all’uso di valigie bomba, come a Lockerbie. Prima che al Qaeda concepisca l’11 settembre
Gli aerei sono da sempre un target per terroristi, criminali comuni e individui spinti da ragioni personali, rabbia, risentimento. Azioni ben preparate mescolate a gesti improvvisi.
Uno dei primi attentati è avvenuto nel 1933, negli Stati Uniti, con l’uso di un ordigno. Episodio irrisolto seguito da altri compiuti da persone che cercavano di organizzare truffe oppure avevano dei conti da regolare. E i casi si diffonderanno ovunque.
Successivamente, dopo la guerra dei Sei Giorni in Medio Oriente (1967), nasce la stagione del terrore nei cieli. Ad aprirla sono alcune fazioni palestinesi. Nel febbraio 1970 i militanti fanno esplodere in volo un Convair svizzero usando una bomba particolare, con timer barometrico, sistema che diventerà una minaccia costante unita al ricorso al plastico facilmente occultabile.
Insieme alle trappole ad alta quota dilagano i dirottamenti. Un momento su tutti: i jet costretti ad atterrare sulla vecchia pista di Zarqa, in Giordania. Colpo spettacolare ancora dei palestinesi, parte dei piani ideati dalla mente operativa, Wadi Haddad. Sarà lui a




