di Alessandra Muglia
L’allarme nel nuovo rapporto dell’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr): «Rischiamo il collasso dei servizi». Preoccupazione per i rimpatri di cittadini birmani dalla Malesia
Quando un anno fa Hala è tornata al suo villaggio vicino a Damasco, in una cosa sperava più di tutto: riunire la sua famiglia che la guerra aveva sparpagliato per il mondo.
Hala è tornata dopo 12 anni di esilio forzato in Egitto passati a crescere suoi nipoti rimasti orfani durante il conflitto. E’ stato uno choc: «Niente era più lo stesso – ricorda – La casa era distrutta. Non c’erano porte, né finestre, né elettricità. Siamo tornati al nulla». Solo grazie all’intervento dell’Unhcr, la casa è diventata vivibile. «E’ stato importante poter chiudere la porta e dormire senza paura». Per le famiglie che tornano in case danneggiate da anni di conflitto, questo tipo di supporto può fare la differenza.
Lo sa bene anche Haji Mohammad Shafi, costretto di recente a rientrare in Afghanistan, dopo la stretta di Islamabad sui migranti portata avanti con rimpatri e deportazioni forzate su larga scala. Haji si è ritrovato a




