
I ribelli tigrini hanno ripreso le ostilità nei confronti del governo di Addis Abeba, che, a sua volta, punta il dito contro l’Eritrea
Cresce l’instabilità nel Corno d’Africa. L’Etiopia rischia infatti di sprofondare nuovamente nella guerra civile. Negli scorsi giorni, i ribelli del Tigray hanno ripreso decisamente le ostilità contro le forze di Addis Abeba, assumendo il controllo di tre aeroporti. Nel mentre, hanno lanciato degli attacchi anche nelle regioni di Amhara e Afar.
Il governo regionale del Tigray ha presentato le sue mosse come una «guerra difensiva», sostenendo che le truppe etiopi avrebbero attaccato per prime. Una versione, questa, che è stata decisamente respinta da Getachew Red, consigliere del primo ministro di Addis Abeba, Abiy Ahmed.
Non solo. Il 20 settembre, sette gruppi armati, compreso il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray, hanno creato l’Alleanza delle Forze Popolari Etiopi per la Sopravvivenza: una formazione che si pone come finalità quella di abbattere l’attuale esecutivo di Addis Abeba.
Frattanto, il capo di Stato maggiore dell’Esercito etiope, il Feldmaresciallo Berhanu Jula, ha accusato l’Eritrea di finanziare gruppi armati contro l’Etiopia: un’accusa che il governo di Asmara ha respinto.
Era il 2018 quando Abiy divenne primo ministro.



