Il caffè arriva, la tazzina fuma e il primo sorso si prende quasi d’istinto. Un gesto talmente comune che difficilmente lo associamo a un rischio per la salute. Eppure, il problema potrebbe stare proprio lì: non in quello che beviamo, ma nella temperatura alla quale lo beviamo.
A riportare l’attenzione sul tema è un nuovo studio pubblicato sull’International Journal of Cancer e coordinato dalla Cancer Epidemiology Unit dell’Università di Oxford. Lo studio ha coinvolto quasi un milione di persone nel Regno Unito, seguite per oltre dieci anni. In questo periodo sono stati diagnosticati più di 2.300 tumori dell’esofago. Il dato che colpisce riguarda la temperatura: chi dichiarava di bere abitualmente tè o caffè molto caldi aveva un rischio di carcinoma squamocellulare dell’esofago circa tre volte superiore rispetto a chi li preferiva tiepidi. L’aumento non è stato osservato, invece, per l’adenocarcinoma.
Perché proprio il carcinoma squamocellulare?
I tumori dell’esofago non sono tutti uguali. «Il carcinoma squamocellulare – spiega l’oncologo Paolo Manca, dell’Oncologia medica gastroenterologica della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – nasce dalle cellule che rivestono l’interno dell’esofago, soprattutto nella parte centrale e superiore: proprio quelle che entrano per prime in contatto con una bevanda molto




