
Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco è ancora aperto. Non nel senso mediatico del termine, ma in quello strettamente giudiziario. Per la morte della ventiseienne uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia di via Pascoli esiste una condanna definitiva: quella di Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara, condannato a 16 anni di reclusione. Ma dal 2025 esiste anche una nuova inchiesta della Procura di Pavia che ha Andrea Sempio come unico indagato e che il 28 settembre 2026 è arrivata alla seconda chiusura delle indagini preliminari.
È questa la peculiarità che rende Garlasco uno dei casi più complessi e discussi della cronaca giudiziaria italiana. Da una parte c’è una verità processuale sancita dalla Cassazione nel 2015; dall’altra un nuovo fascicolo che, quasi dieci anni dopo quella sentenza, propone una ricostruzione diversa dell’omicidio e attribuisce la responsabilità ad un’altra persona.
Andrea Sempio, che ha sempre respinto ogni accusa e che deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva, era già stato indagato nel 2016-2017. Quella prima inchiesta era stata archiviata. Nel marzo 2025, però, il suo nome è tornato al centro delle indagini dopo nuove valutazioni sul materiale genetico recuperato dalle unghie di Chiara




