
Bisogna dunque rassegnarsi? Per il governo sembra di sì. Del resto, il caro carburanti è direttamente legato alle mosse geopolitiche del presidente statunitense Donald Trump, finora incapace di chiudere il conflitto mediorientale e alle prese con un forte calo dei consensi interni a poche settimane dalle elezioni di metà mandato. Anche gli americani stanno risentendo dell’aumento dei prezzi dei carburanti e a Washington stanno valutando seriamente di fermare l’uscita dai confini nazionali dei prodotti raffinati.
L’idea che sta circolando ai piani alti della Casa Bianca e tra molti repubblicani ha trovato una sponda nello stesso Trump: “Ho detto di non consegnare il diesel fuori dal Paese. Ne produciamo molto. L’ho chiesto. L’ho chiesto alla mia gente”.
Tuttavia, come segnalato dal segretario al Tesoro Scott Bessent, non mancano gli ostacoli. Il governo americano sta infatti “valutando se il bando all’export sia fattibile in termini di capacità di raffinazione complessiva e se un divieto totale o parziale possa funzionare”.
Che funzioni o meno, la sola ipotesi sta già avendo effetti concreti. Staffetta Quotidiana segnala che le indiscrezioni di ieri su un piano in fase di definizione per un divieto di 90 giorni hanno fatto sobbalzare i mercati petroliferi: “Dopo una settimana di




