
In un test fatto da Meta sulla nuova IA agentica “Muse”, alcune telefonate erano effettuate da operatori umani al posto dell’assistente IA, senza avvisare gli utenti: a rischio anche dati sensibili condivisi con i call center esterni.
A inizio settembre Meta (l’azienda proprietaria di Instagram, Whatsapp e Facebook) ha lanciato Muse, il suo nuovo agente IA personale, capace di eseguire compiti concreti al posto dell’utente.
Come è ormai consuetudine, tuttavia, anche Muse è immediatamente finito al centro di dubbi e preoccupazioni, dalle pratiche dubbie dell’azienda ai rischi concreti per la privacy dei consumatori.
Cos’è Muse
Il nuovo strumento di IA Meta Muse è stato lanciato ufficialmente l’8 settembre. Trattasi di un agente di intelligenza artificiale personale progettato per agire come un vero e proprio assistente virtuale autonomo nel mondo reale.
A differenza dei chatbot tradizionali (che si limitano a rispondere a domande o generare testo), Muse è quindi un agente d’azione, che può eseguire compiti digitali complessi.
Può inviare email, fare acquisti online, prenotare viaggi, compilare moduli e persino pagare tramite Stripe. Funziona sia come app indipendente (per iOS e Android) sia integrato direttamente all’interno di WhatsApp, permettendo agli utilizzatori di delegargli compiti inviando un semplice messaggio di testo




