
La medaglia di bronzo nel judo a Londra 2012 racconta il ritorno alla competizione nel programma Netflix, la preparazione iniziata anche alle cinque del mattino e il rapporto con una mentalità da atleta che non l’ha mai abbandonata
Giornalista
23 settembre – 15:18 – MILANO
Dopo il bronzo di Londra 2012, Rosalba Forciniti aveva già immaginato una vita diversa. Quella avrebbe potuto essere la sua prima e ultima Olimpiade, raccontava allora: voleva costruire una famiglia, provare altro e non escludeva nemmeno la televisione. Quattordici anni dopo, quella possibilità è arrivata con Physical Italia: da 100 a 1. Nel mezzo ci sono stati due figli, alcuni tentativi di ritorno sul tatami, il lavoro con i giovani e una carriera agonistica lasciata andare un pezzo alla volta. Poi una telefonata ha riacceso qualcosa di familiare: la necessità di avere un obiettivo e prepararsi per raggiungerlo.
Rosalba, dopo Londra avevi già in mente una vita molto diversa da quella dell’atleta?
“Sì. Arrivavo da uno sport di contatto che ti consuma tantissimo. A Londra gareggiai con una mano rotta venti giorni prima e venivo già da molti altri infortuni. Mi ero detta:




