
di Silvia Morosi
L’appello del Centro Recupero Ricci «La Ninna» per salvare i ricci a partire dai nostri giardini: «Non abbiamo mai sperimentato una situazione così grave»
Quando è arrivata al Centro Recupero ricci “La Ninna” era collassata, gravemente disidratata e magrissima. Non aveva quasi più latte per nutrire i suoi cuccioli che, debilitati, continuavano a stringersi intorno a lei per proteggerla. È questa la storia di Ratin, una mamma riccio soccorsa e portata al Centro con i suoi quattro cuccioli dopo che il loro nido era stato distrutto in un giardino. «Per due giorni e due notti abbiamo lavorato senza sosta. Ratin è stata sottoposta a flebo, reidratata e sostenuta con farmaci, vitamine e piccole quantità di alimento altamente nutriente. Nello stesso tempo abbiamo dovuto occuparci dei suoi piccoli, allattandoli ogni due ore con una siringa da insulina e una minuscola tettarella di gomma, utilizzando uno speciale latte per cuccioli di riccio che facciamo arrivare dalla Germania», spiega Massimo Vacchetta, veterinario responsabile del centro di Novello (Cuneo) che ogni anno accoglie tra i settecento e gli ottocento ricci. «Nonostante fosse ancora molto provata, non smetteva mai di controllarli. Quando prendevamo uno dei cuccioli per allattarlo, alzava immediatamente la testa




