di Severino Salvemini
Dalla nascita a Grado all’ingresso nel gruppo spagnolo Nauterra: la storia del marchio che ha attraversato generazioni e cambiamenti nei consumi. Oggi l’Italia vale il 17,5% dei volumi del gruppo, che fattura 765 milioni di euro
Il marchio è un capitano di mare con il classico corredo del marinaio: barba, pipa, bluejacket e timone rotondo. Disegnato nel 1951, anno di fondazione di Nostromo, è ancora al centro del logo e del pack del prodotto, che in questi 75 anni di vita ha continuato a bussare alla dispensa delle famiglie italiane.
Nostromo ha attraversato nel tempo epiche e generazioni, partendo dalla cucina degli anni ’50 con la credenza di formica e il frigorifero nuovo di zecca. Allora il tonno era la scorta di sicurezza «per i giorni difficili». Poi ha fatto capolino sulle tavole degli anni Settanta, dove la scatoletta ha smesso di essere eccezione ed è entrata nel menu settimanale. E successivamente nelle case degli anni Ottanta e Novanta, con il televisore acceso sulle pubblicità e sui jingles che definivano il prodotto la «costata di mare» e lo consigliavano nelle insalate e nei piatti veloci di chi rientra tardi la sera e gira il




