
di Federico Fubini
Pechino chiede contropartite su Taiwan e commercio
Per anni, il presidente degli Stati Uniti riceveva il suo ospite della superpotenza di turno e prendeva nota delle richieste. Ronald Reagan e George Bush padre ascoltavano Mikhail Gorbaciov che chiedeva di rallentare il riarmo o, semplicemente, un prestito. Bill Clinton ascoltava Jiang Zemin, nel 1997, che lo pregava di far entrare la Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio o di togliere le sanzioni seguite alla strage di Tienanmen.
Stavolta è diverso. Quando domani Xi Jinping scenderà le scalette del suo aereo alla base di St.Andrews, nel Maryland, ad accoglierlo ci sarà un presidente americano che ha un po’ più da chiedere che da offrire. Soprattutto ha bisogno di un favore più grande degli altri, implicito quanto essenziale: a Donald Trump serve l’aiuto della Cina per riaprire gli stretti mediorientali e uscire dal pantano del Golfo.
La Cina è stata per anni l’acquirente di circa il 90 per cento del greggio dell’Iran e torna ad esserlo per ogni petroliera che riesce ancora a navigare. Dunque è la principale finanziatrice di Teheran. La Cina è anche il suo principale alleato politico, impegnata a rifornire la Repubblica islamica




