Il paese più povero del mondo arabo sta mettendo in ginocchio il più ricco. Il 10 settembre gli Houthi hanno conquistato il porto yemenita di Mokha, poi le isole che presidiano lo Stretto di Bab el-Mandeb, e ora controllano la costa sul Mar Rosso. Sempre gli stessi Houthi hanno rivendicato attacchi su Riad e su un impianto Aramco a Yanbu, con fumo visibile vicino all’aeroporto della capitale.
Per gli italiani non è una vicenda lontana. Venerdì scorso la fregata Bergamini, impegnata nella missione europea Aspides, ha scortato verso nord il mercantile italiano Jolly Oro attraverso Bab el-Mandeb. Il ministro Crosetto ha annunciato che la Marina garantirà il passaggio delle navi italiane senza attendere Bruxelles, e ha scritto a Kaja Kallas chiedendo più navi e più fondi, perché Aspides dispone ormai di mezzi insufficienti rispetto alla pressione nell’area. A luglio il comandante del vertice interforze aveva ricordato in Parlamento che Aspides è parte integrante della difesa nazionale: dalle rotte dipende la competitività dei nostri porti.
Chi sono questi avversari? Gli Houthi nascono negli anni Novanta nel nord montuoso dello Yemen, attorno a Saada, come movimento di rinascita degli sciiti zaiditi. Il fondatore, Hussein al-Houthi, guidava i «Giovani credenti», nati




