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Salvini a Pontida tra le tensioni: «Conta il popolo, non i dirigenti»

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di Cesare Zapperi, inviato a Pontida

Il leader dice no alle richieste dei «nordisti». Oggi anche Romeo sul palco: le questioni restano

PONTIDA (Bergamo) In privato respinge le richieste dei governatori di cambiare l’assetto del partito, in pubblico lancia stoccate allusive. «La forza della Lega non sono i singoli, non sono i dirigenti, non sono i ministri e i parlamentari, siete voi, il popolo di Pontida» urla Matteo Salvini davanti alla platea osannante del movimento giovanile leghista («Un capitano, c’è solo un capitano», lo slogan più gettonato). E poi ancora: «La Lega vince solo se è unita e libera, da Nord a Sud». Parole da leggere in controluce, a ribadire la radicata convinzione del segretario che non vede spazio per un partito federale, diviso in tre articolazioni interregionali (Nord, Centro e Sud).

E allora, per capire se e quanto la contrapposizione degli ultimi mesi tra il leader e il cosiddetto fronte del Nord possa sfociare in un cambiamento degli assetti di vertice del partito, la parola non può che passare al sacro suolo di Pontida, anche quest’anno sottoposto a una cura dimagrante a base di gazebo e transenne che ne hanno ristretto lo spazio calpestabile in modo

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