
di Simone Canettieri, inviato a Orvieto
Il convegno organizzato da Alemanno. Oggi chiude il generale
ORVIETO – Facile così. Quella degli altri deve essere tradizionale e naturale, non sia mai; la sua, quella di Roberto Vannacci, sembra invece molto queer: sul cucuzzolo blindatissimo di Orvieto, nel palazzo del Capitano del Popolo, la «famiglia» di Futuro nazionale ospita un po’ di tutto. Dall’assertivo Caio Giulio Cesare Mussolini («fatevi un giro: le caserme, questi palazzi, le poste è tutta roba del mio povero bisnonno») all’immarcescibile Laura Ravetto che indossa una maglietta con la scritta anti woke («donna: persona adulta di sesso femminile»). Non mancano ex salviniani del Sud come il deputato Rossano Sasso (feroce contro «la marmaglia arcobaleno») o il collega, per 23 anni nella Liga veneta, Gianangelo Bof («i matti? Sono in tutti i partiti: vanno gestiti»).
Avvistati un po’ di bicipiti guizzanti sotto polo verdi (della Folgore), contate un paio di croci celtiche al collo, ascoltata qualche suoneria nostalgica del cellulare («giovinezzaaaa»). E poi, certo, c’è la curiosa coincidenza di quanti ieri mattina, davanti all’armadio, si sono messi d’accordo per indossare una bella camicia nera, ma solo perché, come si sa, sfina. Si potrebbe continuare con i tatuaggi,




