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Intelligenza artificiale, Italia al ventunesimo posto per preparazione. A rischio il 60% dei posti di lavoro nei Paesi Ue più avanzati

di Francesca Basso

Lo studio del Fmi presentato all’Ecofin di Dublino dove i ministri delle Finanze dei Ventisette hanno discusso su come rendere le economie europee più preparate alla rivoluzione dell’IA

dalla nostra inviata
DUBLINO L’intelligenza artificiale rischia di ampliare le differenze già esistenti tra economie europee oltre che di aumentare la dipendenza da tecnologie e fornitori extra Ue. I Paesi che hanno infrastrutture digitali, capitale, competenze, energia e imprese tecnologiche partiranno avvantaggiati, quelli che ne hanno meno rischiano di accumulare ulteriore ritardo. È il messaggio che emerge dallo studio «L’impatto dell’IA e la preparazione dell’economia alle sfide del futuro» del Fondo monetario internazionale, punto di partenza della discussione dei ministri delle Finanze degli Stati membri all’Ecofin informale ospitato da Dublino dalla presidenza di turno irlandese dell’Ue. Le riunioni informali non prendono decisioni ma approfondiscono temi rilevanti. Il confronto tra i ministri è stato su come rendere le economie europee più preparate alla rivoluzione dell’IA.

Il Fmi sottolinea che i benefici dell’intelligenza artificiale saranno distribuiti in modo diseguale tra Paesi e che anche all’interno dell’Europa. La preparazione tra i Paesi è disomogenea.  In testa ci sono Danimarca, Olanda ed Estonia. La Germania è in quinta posizione, la Francia in

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