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Capo Horn, la rotta (dimenticata) a sud-ovest ora torna di moda: così guerra e siccità hanno messo in crisi Hormuz, Suez e Panama

di Stefano Agnoli

Il commercio globale guarda alle rotte dimenticate ora che le “scorciatoie” con il conflitto in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz sono sotto pressione

Doppiare Capo Horn nel cuore dei “furiosi cinquanta”, come i velieri dell’Ottocento prima che esistesse Panama: una rotta da manuale di storia navale che torna negli “alert” degli assicuratori. Il motivo è semplice: le “scorciatoie” su cui si regge il commercio marittimo globale sono sotto pressione, e tutte insieme. Hormuz resta quasi paralizzato: secondo Lloyd’s List Intelligence, il conflitto nel Golfo ha già prodotto sinistri marittimi stimati tra 1,5 e 2 miliardi di dollari. Da qualche giorno sono aumentati i timori sul Mar Rosso, da quando gli houthi filoiraniani hanno preso Mocha, porto yemenita a circa 80 chilometri da Bab el-Mandeb, un giro di vite che si trasmette anche sui transiti da e per il canale di Suez.

Le difficoltà di Panama

Dall’altra parte del mondo, poi, Panama fa i conti con la siccità. L’Autorità del Canale ha limitato i transiti giornalieri a 32 dal 15 settembre, contro i circa 36 abituali: tra maggio e agosto, sempre secondo l’Autorità, le piogge nel bacino sono state del 34%

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