José nel 1963 fu l’eroe della prima Coppa dei Campioni, vinta contro i portoghesi: “Merito di Maldini e di un infortunio. A 88 anni lavoro, guido anche per 300 chilometri in un giorno e chiedo perdono a Dio: ho scherzato troppo. Il Milan? Sempre nel mio cuore”
Giornalista
16 settembre – 11:46 – MILANO
Sette lavori ha fatto José Altafini prima di diventare calciatore: garzone da un barbiere, confezionatore di scope, lucidatore di mobili, dipendente in una fabbrica di aranciate, tintore, macellaio, meccanico. Viveva in Brasile, giocava mezzala e aveva origini italiane a Caldonazzo (Trento) e Giacciano con Baruchella (Rovigo). Il Palmeiras lo acquistò per due vestiti e due camicie e un suo allenatore, Gonzales, lo convinse a diventare centravanti: quel giorno, tutto cambiò. Il Milan lo prese nel 1958 ed erano altri tempi, in cui i giornali scrivevano frasi come “suo nonno era contadino, teneva a bada i negri della piantagione”. In Brasile tutti lo chiamavano Mazzola – o Mazola – per la somiglianza col grande Valentino morto a Superga, in Italia era semplicemente Altafini e così compare nel tabellino della partita della




