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Salvataggio ex Ilva, 9 mila a rischio cassa integrazione. Cordata italiana, imprese divise sul ruolo dello Stato

di Rita Querzé, Claudia Voltattorni

Oggi nuovo tavolo governo-sindacati a Palazzo Chigi. Ipotesi decreto ad hoc per i 2.500 licenziamenti dell’indotto. Partecipazione pubblica, divergenze Federacciai-Federmeccanica

L’ultimo altoforno dell’ex Ilva si avvia allo spegnimento entro fine mese. Palazzo Chigi oggi alle 10 incontrerà i sindacati. Tra le questioni più urgenti il licenziamento in blocco dei 2.500 lavoratori delle aziende dell’indotto, le lettere sono pronte. Il governo sta studiando una soluzione per fermarle e ai rappresentanti di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Usb, Ugl e Federmanager convocati questa mattina presenterà la possibilità di una cassa integrazione in deroga per tutti i lavoratori dell’indotto racchiusa in un decreto da portare poi nel Consiglio dei ministri del pomeriggio.

Cig, prepensionamenti ed esodi per i 9 mila dipendenti

Per i circa 9 mila dipendenti diretti il ministero del Lavoro sta studiando soluzioni come prepensionamenti, esodi incentivati, ricollocamenti, ma non vengono esclusi anche provvedimenti ad hoc per lavoro usurante legati all’esposizione all’amianto. Intanto i commissari straordinari sarebbero pronti a chiedere un raddoppio del massimale della cassa integrazione per tutto il gruppo pari a 9 mila persone. Oggi i lavoratori ex Ilva in cig a rotazione sono circa 3.600, di questi 3 mila solo

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