di Alberto Mingardi
Il nuovo presidente Fed vuole assumersi le responsabilità che gli competono? Allora dovrà deludere l’inquilino della Casa Bianca
Per finanziare nuove spese pubbliche, le classi politiche preferiscono indebitarsi anziché aumentare le tasse. È facile capire perché: gli elettori si accorgono immediatamente degli aggravi d’imposta. Anche i debiti ricadranno sui contribuenti, ma domani. Per restituire i soldi presi a prestito, quelle stesse classi politiche contano sull’inflazione. Se gli euro restituiti domani valgono meno di quelli presi a prestito oggi, ci si può persino illudere di aver fatto un buon affare.
Il problema è che non varranno di meno solo gli euro che lo Stato deve ai propri creditori, ma quelli di tutti. Amilcare Puviani parlava di «illusione finanziaria». In soldoni, chi ha il potere di tassare ha interesse a massimizzare le entrate minimizzando la resistenza dei contribuenti. Per conservare il consenso, tenderà a occultare il vero peso dell’imposizione fiscale.
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L’«illusione finanziaria» è una alterazione sistematica della percezione che i cittadini hanno del rapporto costi-benefici dell’attività dello Stato, orchestrata da chi le tasse le può esigere. Per difenderci non abbiamo molti strumenti, se non inquadrare con lucidità i fenomeni. Dovrebbero aiutarci l’opinione pubblica,




