di Marco Gasperetti
Il record in Borsa di Unitree Robotics e i mondiali di atletica dedicati hanno acceso l’attenzione sugli automi. Giorgio Metta, Itt: «Il salto decisivo sarà trasformare i prototipi in macchine affidabili, serve una manifattura avanzata. Ma bisogna muoversi in fretta»
Corrono e saltano più veloci dei campioni di atletica, giocano a tennis, servono con gentilezza i clienti nei ristoranti, puliscono la casa e riordinano una stanza, si trasformano in infallibili vigilanti di case e negozi e persino soccorritori in caso di terremoti e altri cataclismi. Purtroppo potrebbero sostituire gli operai in fabbrica e, in un futuro non troppo lontano, anche qualche impiegato. I robot umanoidi non sono più quelle macchine imprecise, raccontate come invenzioni rivoluzionarie (spazzini, maggiordomi, infermieri), che nella realtà si rivelano inutili. Oggi, grazie a chip più potenti e all’intelligenza artificiale, gli automi dalle sembianze umane sono protagonisti di un’evoluzione straordinaria. Alla World Robot Conference di Pechino di agosto è stata presentata una schiera di umanoidi destinati all’assistenza agli anziani, alle fabbriche, ai servizi e alla logistica.
Il caso Unitree Robotics
E l’industria cinese ha annunciato di avere già spedito 40 mila umanoidi in tutto il mondo nel primo semestre




