di Redazione Economia
Gli oneri non salariali, tra cui i contributi sociali e costi complessivi a carico del datore, rappresentano il 28,1% del costo totale del lavoro
Il costo orario del lavoro in Italia è salito a 32 euro nel 2025, segnando una crescita rispetto ai 31 euro del 2024. Un incremento che tuttavia non riduce il divario con la media europea: nell’Unione il costo medio si attesta a 34,9 euro all’ora, mentre nell’Eurozona raggiunge i 38,2 euro. Le differenze tra i Paesi rimangono abissali. A uno dei due estremi figura la Bulgaria con 12 euro all’ora, all’altro il Lussemburgo con 56,8 euro, una forbice che fotografa le disparità di sviluppo e costo della vita nel continente. Persiste un elemento strutturale che penalizza le imprese italiane: gli oneri non salariali (i contributi sociali e costi complessivi a carico del datore) rappresentano il 28,1% del costo totale del lavoro. Una quota superiore alla media europea (24,8%) e dell’Eurozona (25,6%), che testimonia il persistere di un cuneo contributivo sensibile nonostante i tentativi di ridurlo negli ultimi anni.
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