di Leonard Berberi
L’A321 di Aeroflot è fermo dal 27 febbraio 2022, quando sono scattate le sanzioni dell’Unione europea. Ogni giorno di sosta costa 1.044 euro
Da 1.661 giorni l’Airbus A321 grigio-blu-rosso di Aeroflot, la principale compagnia aerea russa, giace alla periferia dell’aeroporto di Ginevra, nel cuore d’Europa. Ogni tanto lo spostano per far spazio ai velivoli di Stato in un impianto spesso intasato. La sua presenza, per chi atterra e decolla lungo la pista 22, è diventata ormai costante. E fastidiosa. Non solo perché non si può toccare — a meno che non sia un giudice a dare l’autorizzazione —, ma anche perché chi si avvicina racconta che l’odore è così sgradevole da essere insopportabile.
Dopo oltre quattro anni e mezzo, il cherosene e i pasti a bordo — caricati per il volo diretto a Mosca che non c’è mai stato — non sono mai stati portati via. Mentre all’esterno le gomme sono sgonfie, la vegetazione sale tra le crepe dell’asfalto, la fusoliera mostra crepe significative. Quando ha effettuato l’ultimo volo, il 27 febbraio 2022, valeva circa 25 milioni di euro. Oggi, a sentire gli addetti ai lavori, conviene smantellarlo e rivendere i pochi pezzi potenzialmente




