Nel film “Benvenuti al Sud” (2010), diretto da Luca Miniero, il protagonista Alberto Colombo (Claudio Bisio) è un direttore d’ufficio postale della Brianza che viene trasferito per punizione a Castellabate, uno splendido borgo nel cuore del Cilento (Salerno). Carico di pregiudizi, Alberto parte con il giubbotto antiproiettile e una scorta di diffidenza. A stravolgere i suoi timori è l’accoglienza dei colleghi locali, guidati da Mattia Volpe (Alessandro Siani), e soprattutto il rito del cibo. La colazione con caffè e zampogna, la mozzarella di bufala campana freschissima e le cene condivise diventano il linguaggio universale che abbatte le barriere, condensandosi nella celebre frase: «Quando un forestiero viene al Sud piange due volte, quando arriva e quando parte». Un aneddoto di produzione svela che le espressioni di stupore degli attori davanti ai piatti tipici erano reali: il cast veniva regolarmente “adottato” a tavola dagli abitanti con eccellenze locali a chilometro zero. Il regista voleva dimostrare proprio questo: l’Italia è un Paese straordinariamente unito nella convivialità, nonostante le barriere geografiche.
In Benvenuti al Sud il cibo abbatte pregiudizi e distanze culturali
Oggi, nel 2026, quella connessione gastronomica e culturale è minacciata




