
di Guido Olimpio
Secondo il «New York Times», dietro gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz ci sarebbe il capo dei Basij Hossein Taeb. E torna il mistero sulle condizioni e sul ruolo di Mojtaba Khamenei
È un classico, lo suonano da quando i mullah sono andati al potere in Iran dopo aver cacciato lo Scià e ripete un tema: i falchi del regime sabotano le prove di dialogo. È quello che sarebbe accaduto – secondo fonti citate dal New York Times – a inizio estate quando i pasdaran hanno colpito tre petroliere, compresa una del Qatar. Siamo a luglio il presidente Pezeshkian è in Iraq quando è colto di sorpresa dalla notizia dello strike. L’incursione rialza la tensione, crea ulteriore insicurezza. Al momento non è chiaro chi abbia dato l’ordine. Teheran prende tempo, cerca scuse. Il presidente chiede spiegazioni al comandante dei guardiani, Ahmed Vahidi, che nega ogni responsabilità, così come le forze armate tradizionali. E allora chi è stato? Secondo i funzionari ascoltati dal quotidiano il colpevole è Hossein Taheb, attuale numero uno della milizia Basij, in passato capo dell’intelligence, noto per essere attestato su posizioni radicali. Dunque, avrebbe agito all’insaputa della gerarchia affidando




