
di Claudio Bozza
L’ex ministro per la prima volta sul palco dopo l’intervista sul Parkinson. Il dialogo con il «nemicoamico» Renzi e gli applausi dei militanti del Pd
DAL NOSTRO INVIATO
REGGIO EMILIA – «Se non stiamo tutti insieme siamo destinati a perdere. Questo rischio ci spinge a stare uniti. Altri cinque anni di destra sarebbero allucinanti. Non sono solo delle schiappe: non hanno fatto nemmeno le riforme di destra, solo fumo». Non è un comizio come gli altri. E non è soltanto un ritorno tra la gente del Pd. Dario Franceschini sale sul palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia per la prima volta, dieci giorni dopo aver raccontato al Corriere la malattia con cui convive da sei anni: il Parkinson, e il parkinsonismo atipico che ha reso più precario l’equilibrio e più faticosa la parola. Una confessione personale, misurata e insieme politica: «Non isolatevi, continuate a vivere», aveva detto rivolgendosi agli altri malati. Era questo l’obiettivo del suo messaggio. Il suo popolo lo ha compreso benissimo. E quando sale sul palco gli tributa un’accoglienza commovente. Quando arriva alla Festa dell’Unità, fuori dall’auto ad accoglierlo c’è Matteo Renzi, che torna tra gli applausi a una Festa nazionale




