
di Virginia Piccolillo
Il Pd invoca l’intervento della Corte Costituzionale
«Emma Bonino sarebbe fuori dal Parlamento», attacca la Cinquestelle Castellone. «Si è consentito di entrare in Parlamento anche a chi aveva 50 like su Facebook», rinfaccia la forzista Craxi. In aula l’ultima battaglia sulla legge elettorale voluta da Giorgia Meloni è finita così. La maggioranza ha incassato l’ok, con 87 sì, alla norma anti-cespugli rimodulata rispetto alla Camera: tornano a contare ai fini del premio di maggioranza anche i voti delle formazioni sotto il 3%, ma si innalza il numero di firme richieste per presentarsi agli elettori. Saranno 6mila per ogni collegio quelle necessarie a chi non ha rappresentanza parlamentare (invece delle attuali 1500-2000, tuttora richieste a chi è presente in una delle due Camere come Futuro Nazionale di Roberto Vannacci e +Eu). Meno delle 9-10mila dell’emendamento di giovedì scorso, modificato ieri da FdI dopo le proteste.
Fuori dall’aula la premier rivendica con orgoglio: «Gli italiani scelgono, ne sono fiera. Il centrosinistra è poco credibile a dire che non è abbastanza.
Le preferenze mancano per il Parlamento da oltre 30 anni. E un mese fa la sinistra festeggiava con lo champagne per aver affossato l’emendamento che le




