
di Floriana Rullo
Natali cuneesi a Mondovì, aveva 90 anni. Da titolare alla Sanità celebri i blitz a sorpresa negli ospedali per verificare di persona liste d’attesa, disservizi e inefficienze
Aveva compiuto 90 anni pochi giorni fa. Raffaele Costa, morto dopo una lunga malattia. Con la sua scomparsa l’Italia e il Piemonte perdono uno degli ultimi grandi interpreti di quella tradizione liberale di governo che ha attraversato la Prima e la Seconda Repubblica.
40 anni di politica
Una carriera durata quasi quarant’anni, vissuta con la valigia tra Roma, Bruxelles e la sua amata Granda, la provincia di Cuneo, che restituisce il ritratto di un politico d’altri tempi: laico, rigoroso e profondamente allergico agli sprechi della burocrazia.
Al governo
La sua è stata una lunghissima stagione di governo. Più volte sottosegretario alla Giustizia, agli Esteri, all’Interno e ai Lavori pubblici, Costa ha scalato i gradini dell’esecutivo fino a diventare ministro per le Politiche comunitarie e gli Affari regionali nel governo Amato, ministro dei Trasporti con Ciampi e infine ministro della Sanità nel primo governo Berlusconi (un percorso in cui seppe dire anche “no”, rifiutando l’incarico di viceministro nel secondo esecutivo guidato dal Cavaliere). Proprio al dicastero della Sanità




