
di Guido Olimpio
L’assetto attuale dopo le guerre e lo «scisma» dello Stato Islamico
La lunga marcia di Osama (e in parte di Al Qaeda) è partita nel lontano agosto del 1996. Una data simbolica, perché preceduta da una crescita esponenziale di spinte integraliste con «colori» diversi. Ma in quell’estate lo «sceicco» Bin Laden dichiarerà guerra agli americani, una fatwa seguita da alcuni attacchi sanguinosi in Africa, dalla successiva promessa di portare il conflitto negli Stati Uniti e dall’operazione speciale dell’11 settembre, con gli aerei usati come missili contro le Torri Gemelle e il Pentagono.
La Casa Bianca risponderà con il «conflitto più lungo», con l’intervento in Afghanistan e la disastrosa invasione dell’Iraq, una campagna totale alla quale si assoceranno molti alleati. Ci saranno ancora attentati, compresi alcuni in Europa, ma in maniera lenta il movimento fondato dal ricco saudita sarà costretto a ripiegare. Nel 2011 lo stesso leader sarà ucciso ad Abbottabad, in Pakistan, così come erano stati eliminati nel corso del tempo i principali quadri, poi toccò nel 2022 al suo successore, Ayman Zawahiri, liquidato da un drone su un balcone di Kabul.
La sfida
Intanto Al Qaeda, oltre a doversi




