
di Matteo Sannicolò
In città chiusi 126 esercizi e persi 19 milioni. Dilaga la «foodification». L’assessore Pedrotti: «Perdiamo attrattività, serve un limite»
La città è senza dubbio l’emblema della «desertificazione commerciale». Tra il 2019 e il 2025, a Trento, si sono infatti abbassate ben 126 serrande, passando così da 961 a 835 attività. Alla luce di questo, la perdita economica stimata per il capoluogo è quantificabile in circa 19 milioni di euro. «Ricchezza uscita dal circuito economico locale», ha detto la Confesercenti del Trentino, che in questi mesi ha studiato l’impatto del commercio online nei confronti dei piccoli negozi e delle storiche botteghe del territorio.
Tuttavia, anche Trento — come altre città — sta vivendo una trasformazione decisamente particolare: da un lato i negozi di prossimità continuato a chiudere i battenti, dall’altro però aumentano radicalmente le attività di somministrazione e ristorazione. Nel capoluogo si sta infatti verificando la cosiddetta «foodification»: un fenomeno che descrive come il cibo e la gastronomia stiano diventando il fulcro dello sviluppo economico e sociale dei centri urbani.
L’assessore
A ragionare su questi aspetti è Alberto Pedrotti, assessore all’economia del Comune di Trento. Il primo tema è la chiusura delle attività commerciali: «Il Trentino, come




