
di Stefania Ulivi, inviata a Cannes
«Storia di una dirigente che affronta un caso di mobbing: fa parte di un sistema e deve scendere a compromessi»
Carla Moretti è un’italiana di talento quarantenne fresca di assunzione, come responsabile delle risorse umana, ai vertici di un’azienda francese di assicurazioni dal nome suadente, Amali, che dichiara di avere molto a cuore il benessere dei dipendenti. È quel che si dice una stakanovista: grazie alla dedizione piena al lavoro ha fatto carriera, a scapito della vita famiglia (è separata con un figlio adolescente), e ora si trova a affrontare un dilemma che la farà dubitare di sé. Un ruolo magnifico, molto contemporaneo, che Stéphane Brizé ha scritto con Coralie Amédèo pensando a Alba Rohrwacher. Dopo Le occasioni dell’amore tornano insieme in concorso a Venezia con Un bon petit soldat.
«Il mio atto politico», lo definisce l’attrice. «Questa donna è parte di un sistema costruito su meccanismi di sopraffazione violenti a cui, senza neanche rendersene conto, ha aderito, al punto di replicarli nella vita privata con il figlio. Si trova a scendere a compromessi che mettono in discussione la sua integrità, la sua scala di valori».
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