di Davide Landoni e Luca Zuccala
Christie’s a New York propone abiti e gioielli de «Il diavolo veste Prada 2». L’omaggio a Yayoi Kusama, diventata un’icona pop trasversale
Il confine espanso della creatività si è acceso a lutto con l’annuncio della morte di Yayoi Kusama, a 97 anni, avvenuta il 14 agosto ma resa pubblica solo due settimane dopo. Il mondo dell’arte, ma anche quello della moda e del design, si sono raccolti attorno al ricordo di una figura che attraverso l’autentica espressione di sé ha saputo accorciare le distanze tra universi vicini, ma forse mai davvero comunicanti. Almeno fino a che nel 2012 Marc Jacobs, allora direttore artistico di Louis Vuitton, non pensò di integrare gli iconici pois dell’artista giapponese nella sfera visiva del brand. Quella collaborazione individuò un punto di contatto allora ancora poco esplorato. L’arte contemporanea entrava nella struttura identitaria del marchio senza ridursi a semplice decorazione. I dots di Kusama si combinarono al monogram di Vuitton. Bianco e nero, rosso e bianco, giallo e nero. Il rigore geometrico e l’esplosione della forma.
L’eredità artistica (e non solo)
La tensione tra due grammatiche opposte, l’avanguardia radicale dell’arte e il circuito del grande pubblico, trovò finalmente




