«Il fine dining è morto». Lo chef Bruno Verjus ha scelto questa formula, senza attenuarla, per spiegare perché Table, il suo ristorante parigino, chiuderà il prossimo 22 dicembre. La frase è arrivata in un video pubblicato sui social e acquista un peso particolare se si guarda al momento in cui viene pronunciata: Table ha infatti due stelle Michelin, è stato terzo nella World’s 50 Best Restaurants del 2024 e ottavo nel 2025. Il suo unico menu degustazione costa 480 euro a persona, vini esclusi, e il locale è ancora uno degli indirizzi dell’alta cucina più ambiti nella capitale francese.
PubblicitàUna crisi che va oltre i costi
Il punto, tuttavia, non è che un grande ristorante non riesca più a stare in piedi. Table, vedi sopra, funziona ancora (eccome), è riconosciuto e, come detto, continua a occupare una posizione centrale nel fine dining francese e internazionale. Verjus sceglie di fermarlo proprio per questo: perché non vuole più identificarsi con un modello che, per garantire una certa qualità di prodotto e di servizio, finisce inevitabilmente per rivolgersi a una cerchia ristretta di clienti. «Non mi sento più a mio agio a escludere le persone dalla mia tavola» ha detto.
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