di Paolo Mereghetti
Il regista italiano filma un thriller poco realistico sul disagio mentale di una madre; mentre il maestro giapponese incanta con la poesia degli anime
Accompagnato dall’endorsement del direttore Barbera, unico titolo italiano a essere tra i suoi preferiti, il film di Paolo Strippoli L’estranea gioca la carta dell’«ospite inatteso» alla corte dei maestri, perché film «di genere», il che non è assolutamente elemento di giudizio ma solo generica tassonomia.
Si potrebbe definire meglio come thriller sul disagio mentale di una madre (Jasmine Trinca) che di fronte all’incidente della figlia (il feroce morso di un cane rischia di farle perdere una gamba) si sente in dovere di scendere a patti con una strana presenza (Valeria Bruni Tedeschi), pronta a barattare la sua salvezza con una tara per un altro membro della famiglia e a innescare così una catena di «scambi» che non potrà certo finire.
Più avanza la storia più prendono forma le ossessioni di una donna convinta di poter influire sulla vita e la morte dei suoi cari, che la messa in scena carica sempre più di ansie e isterismi, fino a un finale di apocalisse metereologica.
La tensione è affidata al




