di Francesco Bertolino
Il segretario del sindacato dei metalmeccanici in vista dell’incontro di martedì a Palazzo Chigi: vogliamo risposte concrete, sono a rischio 18 mila lavoratori
«È una decisione inaccettabile che arriva a pochi giorni dall’incontro in programma alla presidenza del Consiglio, da cui ci aspettiamo finalmente risposte concrete». Così Ferdinando Uliano, segretario della Fim-Cisl, commenta l’avvio della procedura di licenziamento collettivo di oltre 2.500 dipendenti dell’indotto dell’ex Ilva. «La premier Giorgia Meloni ha detto che si sarebbe occupata in prima persona del dossier — dice — questi licenziamenti sono la conseguenza di non averlo fatto. Ed è solo l’inizio».
Perché?
«Accanto ai 10 mila dipendenti diretti dell’ex Ilva, i lavoratori dell’indotto sono circa 8 mila e sono in gran parte legati alle aree a caldo dell’acciaieria».
Quelle che la Corte d’Appello di Milano ha ordinato di chiudere entro fine ottobre a tutela della salute pubblica: siete d’accordo con il ricorso presentato contro lo stop?
«Bisogna garantire la continuità produttiva, rispondere alle questioni poste ai giudici e, al contempo, porre le condizioni per il rilancio dell’acciaio green».
Ma si può conciliare la produzione di acciaio all’ex Ilva con la salute di Taranto?
«L’equilibrio fra aree a caldo,




