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Immigrazione e accoglienza, Gianni Amelio: «Vannacci guardi il mio film (pagando il biglietto), io ho adottato un figlio e la sua famiglia»

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A Venezia 83 per Nessun dolore, il regista parla della sua esperienza personale: «L’importante è che si discuta di queste cose»

Nino Luca, inviato a Venezia / CorriereTv

La politica di oggi capirebbe il suo film o rischierebbe di strumentalizzarlo? Se Vannacci vedesse il film, potrebbe dire che anche Amelio gli dà ragione sull’immigrazione.
«Se Vannacci paga il biglietto, mi auguro che lo paghi anche più volte, e che ci mandi anche i suoi elettori perché sono cittadini perché sono possibili spettatori. Magari il messaggio, se di messaggio si può parlare — perché io non mando messaggi, ma mando sentimenti da accogliere o da respingere — può essere recepito in modi diversi. Può darsi che un politico, di qualunque schieramento, veda il film e sia d’accordo con me oppure sia in opposizione con me. L’importante è che si discuta di queste cose».

Com’è nata l’idea del film?
«Io racconto delle emozioni che ho provato e che provo. Il problema del rapporto tra Davide, il protagonista, e Amina, e quindi con la famiglia  e il gruppo di migranti che vengono dal Nord Africa, cambia nel corso del film. Ci sono dei momenti in cui davvero Davide non può sostenere quel peso che ha in

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