Negli ultimi decenni la Sicilia del vino ha trovato una voce nuova, capace di farsi ascoltare ben oltre lo Stretto. A darle forza sono stati produttori storici e giovani generazioni, che hanno recuperato vitigni, riletto territori e affidato al calice il carattere dei luoghi in cui lavorano. Per conoscerli bisogna lasciare le strade più battute e addentrarsi in una geografia disegnata dai filari, che cambia dalle colline dell’entroterra ai suoli vulcanici, fino alle vigne raggiunte dal vento del mare. Abbiamo scelto quattro cantine che forse non tutti conoscono, ma che meritano una visita: realtà differenti, ciascuna con una storia da raccontare, da scoprire durante una vacanza sull’isola o proprio nel periodo della vendemmia.
PubblicitàPrincipe di Corleone (Corleone, Palermo)
La prima è Principe di Corleone, la cantina della famiglia Pollara. Il paese palermitano, purtroppo, è conosciuto nel mondo soprattutto per la propria storia legata alla mafia e per aver dato i natali a Totò Riina. A questa pagina reale e sanguinosa si è sovrapposta la fama planetaria de Il Padrino, un’opera di finzione che ancora oggi conduce fin qui visitatori sulle tracce di personaggi mai esistiti. Eppure le scene siciliane della saga non furono girate a Corleone, bensì soprattutto a Savoca e Forza




