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Così Cina e Russia stanno frenando il piano di Washington: il D-day economico per ora è rinviato,

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di Federico Fubini

Se la Casa Bianca interferisce nei rapporti economici Pechino-Teheran, può ripartire l’embargo sulle terre rare e allora gli americani avranno grandi difficoltà a ricostruire le munizioni consumate nel Golfo

Nove giorni fa il segretario al Tesoro americano Scott Bessent annunciava il suo «D-Day economico» contro l’Iran, «la più grande offensiva finanziaria mai messa in campo». Ieri al vertice dei ministri economici del G20 lo stesso Bessent conversava, faccia a faccia, con il collega russo Anton Siluanov: il delegato di uno dei due Paesi impegnati a far fallire la strategia americana di strangolamento di Teheran. Del resto è la stessa amministrazione di Washington ha voluto riammettere il ministro finanziario russo a un vertice del G20 fra le proteste degli europei.

Le due iniziative, isolare l’Iran ma mantenere buoni rapporti con i suoi alleati russi, non sono necessariamente incompatibili. Viste da Washington, potrebbero essere persino legate. Dopo la visita a sorpresa del direttore della Cia John Ratcliffe a Mosca di sette giorni va, quarantotto ore dopo l’annuncio di Bessent sul «D-Day economico» contro Teheran, gli americani hanno fatto filtrare che il viaggio riguardasse tutt’altro: per mettere in guardia il Cremlino, si è detto, contro un’aggressione ai

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