
di Mara Gergolet
Secondo la Süddeutsche Zeitung, il governo federale tedesco infiltrò un suo agente per tenere fuori dal dibattimento Hans Globke, capo della Cancelleria. Il ruolo del premier di Israele Ben Gurion
DALLLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BERLINO – Se c’è un prima e un dopo nella nostra conoscenza della Shoah — lo sterminio degli ebrei —, è il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann. Eppure, quel procedimento che si è svolto a Gerusalemme davanti alle tv di tutto il mondo nel 1961 — un evento globale che mise i tedeschi di fronte alla loro colpa — ha continuato ad avere i suoi enigmi, le sue pagine oscure.
L’ultima rivelazione è clamorosa, ma molto autorevole. Il governo federale tedesco infiltrò un suo agente nel processo Eichmann. E con un compito ben preciso: tenere fuori dal dibattimento Hans Globke, il capo della Cancelleria di Konrad Adenauer, e altri collaboratori del regime nazista. È la ricostruzione di uno dei maggiori storici tedeschi contemporanei, Klaus-Dietmar Henke, anticipata dalla Süddeutsche Zeitung.
Che i servizi tedeschi avessero provato a condizionare il caso Eichmann era opinione comune. La Germania era rinata sotto la guida di Adenauer, ma in quei primi anni Sessanta non




