di Francesco Bertolino e Giuliana Ferraino
Da Nvidia ad Apple, i colossi digitali capitalizzano quasi 24 mila miliardi. E realizzano profitti senza precedenti, mentre la quota di ricchezza destinata ai salari dei dipendenti tocca il minimo dal 1947
Con oltre 440 miliardi di dollari aggiunti in una sola seduta e una capitalizzazione salita giovedì in chiusura a 5.517 miliardi, Nvidia porta i numeri dell’intelligenza artificiale fuori dai confini dell’analisi societaria per proiettarli nella dimensione della macroeconomia. Il gruppo che progetta i chip sui quali poggia l’infrastruttura dell’AI vale più del Pil annuale della Germania e circa una volta e mezzo il debito pubblico italiano. Ieri, nelle prime ore di contrattazione, il titolo ha perso slancio, ma conservava una capitalizzazione superiore a 5.400 miliardi. Il valore raggiunto e la rotta verso quota 6 mila miliardi segnano un cambio di passo: non soltanto per le dimensioni dei giganti tecnologici, ma per la velocità con cui continuano ad aumentare.
Il confronto con il pil
Ieri a metà mattinata a New York (le 17.30 a Milano) le Magnifiche Sette — Nvidia, Apple, Alphabet, Microsoft, Amazon, Meta e Tesla — valevano insieme 23.885 miliardi di dollari, 855 miliardi in più del Pil




