
Il fatto che il debito degli Stati Uniti abbia superato i 40 mila miliardi di dollari è una bandierina d’allarme, ma l’interventismo dei governi sta alzando le soglie quasi ovunque per l’aumento dei costi della difesa e del welfare
Portarsi sulle spalle due quinti del debito pubblico mondiale è faticoso. Lo sarà sempre di più anche per un’economia, quella americana, portentosa e innovativa ma il cui Pil nominale è solo il 25-26% del prodotto lordo globale. Il fatto che il debito del governo degli Stati Uniti abbia superato nei giorni scorsi i 40 mila miliardi di dollari non è una sorpresa. Ma è una bandierina d’allarme che ha riproposto con forza alcuni interrogativi. Due sono forse i più interessanti. Il debito pubblico americano, oggi attorno al 126% del Pil (secondo il Fondo monetario internazionale), è entrato nel Ventunesimo Secolo a 5.700 miliardi di dollari, è salito a diecimila dopo la crisi del 2008 e a 27 mila dopo il Covid. Durante le due presidenze di Trump è aumentato di 11.600 miliardi (e salirà ancora), in quella di Biden di 8.400 miliardi. Il boom del debito sembra insomma bipartisan, dopo le due grandi crisi, quella finanziaria e quella sanitaria: una tendenza strutturale




