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«Il Gattopardo», grande storia d’amore e dell’Italia

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di Maurizio Porro

Quando in tv torna il film di Visconti, è una scelta obbligata: è il nostro «Via col vento»

Giornata ricca di classici, da «Apocalypse Now» (Iris, 21.15), alla «Morte del commesso viaggiatore» col grande Dustin Hoffman (Rai movie, 23), ma quando c’è «Il Gattopardo» la scelta è obbligata: è la nostra storia d’amore e d’Italia, il nostro «Via col vento».

Pezzo unico del grande Luchino Visconti, fa parte della storia del cinema e della letteratura, giacché il romanzo di Tomasi di Lampedusa ebbe miopi detrattori prima di essere un best seller Feltrinelli di cui il produttore Lombardo acquistò i diritti nel ‘58.

Il film, inizialmente proposto a Soldati, a Giannini, arrivò alla sua destinazione d’autore, seconda tappa dell’aristocratico regista lombardo dopo Senso, sempre col preziosissimo aiuto di Suso Cecchi D’Amico alla sceneggiatura.

Siamo nel 1860, nella villa del principe Fabrizio di Salina, così inizia la storia di una rivoluzione mancata, dell’estinzione dei gattopardi e dell’arrivo della nuova classe di intrallazzatori, finendo con la premonizione di Burt Lancaster che guarda il quadro di Jean-Baptiste Greuze sul ritorno del figliol prodigo (al Louvre).

Costumi memorabili di Piero Tosi, musiche di Rota, il famoso valzer

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