di Stefano Agnoli
Per definire la crisi dello Stretto gli analisti sono passati dalla metafora di Schrödinger alla ballata degli Eagles del 1976. Il punto critico riguarda l’approvvigionamento di gas, con una Europa a due velocità (e il nodo dei prezzi)
In pochi mesi Hormuz è passato dalla fisica quantistica a una ballata pop-rock. Ma se la metafora cambia, il conto resta salato: gli stoccaggi europei arrancano, e anche se l’Italia è già oltre l’obiettivo la Germania resta il vagone di coda.
Nel giro di un semestre lo Stretto ha cambiato l’immagine attribuita dagli analisti. Prima, Tatiana Mitrova e Anne-Sophie Corbeau del Center on Global Energy Policy, l’avevano ribattezzato lo «Schrödinger’s Strait», lo Stretto di Schrödinger, aperto e chiuso nello stesso istante proprio come il celebre gatto nella scatola della fisica quantistica, vivo e morto finché non la si apre. Un’immagine perfetta per quei mesi in cui una metaniera passava e dieci restavano ferme.
Nel suo comment di agosto, Mike Fulwood dell’Oxford Institute for Energy Studies ha invece promosso Hormuz alla «fase Hotel California», citando la ballata degli Eagles del 1976. Il verso che molti ricordano («You can check-out any time you like. But




