
di Candida Morvillo
Il 30 agosto, a trent’anni dalla morte della scrittrice, torna nelle sale il corto del regista, «Frammenti di Sapienza»
Paolo Franchi, oggi Goliarda Sapienza è un monumento, ma nel 1993, quando le dedicò un film, era ancora una scrittrice ai margini. Che cosa aveva visto in lei?
«Avevo 21 anni ed ero rimasto abbagliato dalla sua presenza, dall’eccentricità e dal suo anticonformismo. L’anno prima ero stato assistente di Citto Maselli, suo ex storico, e avevo iniziato a seguire le sue lezioni al Centro Sperimentale. Diventammo amici. Ci vedevamo ogni giorno, andavamo in giro per Roma o al Luna park dell’Eur, con altri allievi. Aveva una vitalità che non ho più incontrato in nessuno. Così proposi al Centro Sperimentale un film su di lei e, con la complicità della direttrice Caterina d’Amico, riuscii a realizzarlo».
Goliarda al Luna Park? La figura trasmessa in questi anni, anche dal film di Martone, è assai più malinconica.
«Io Fuori non l’ho visto, non posso giudicarlo. E non ho visto L’arte della gioia di Valeria Golino: mi avrebbe fatto tristezza, sarebbe stato come congedarmi da lei. Però la Goliarda che ho frequentato dal 1992 fino alla sua morte non era una donna frustrata




