di Silvia Nani
Il collezionista Jeffrey Kingston ripercorre la storia dell’orologio Villeret di Blancpain che negli anni ’80 riaffermò il valore degli orologi meccanici. Come racconta una mostra di pezzi vintage e la nuova collezione 2026
Non poteva non essere un’occasione speciale quella che ha portato a Milano qualche settimana fa Jeffrey Kingston, uno tra i più famosi collezionisti al mondo di Blancpain nonché esperto riconosciuto della storica casa orologiera.
Perché dagli archivi della maison in Svizzera, a Le Sentier nella Vallée de Joux, sono arrivati una selezione di orologi vintage (datati tra gli anni ’80 e ’90) della collezione Villeret, a cui si deve il valore di essere stati un’importante pietra miliare per il marchio ma soprattutto per il mondo dell’orologeria. E proprio per questo, il loro significato va oltre la bellezza intrinseca di ogni esemplare e diventa l’occasione per introdurre simbolicamente i nuovi Villeret 2026.
La sfida (vinta)
«La premessa è che negli anni ’80 molti marchi di orologeria erano arrivati quasi al fallimento per via dell’avvento del quarzo, che rendeva gli orologi molto più economici. L’industria orologiera svizzera, basata sulla meccanica, era in ritirata e rischiava di non sopravvivere». Blancpain allora decide di




