
I mercati esteri rappresentano per i costruttori del Dragone uno sbocco sempre più importante per assorbire l’eccesso di capacità produttiva. Con il rallentamento della domanda interna, l’internazionalizzazione assume un ruolo sempre più strategico. Solo in Europa, le consegne delle auto a nuova energia (NEV), ossia ibride plug-in (PHEV) ed elettriche, sono cresciute fino a conquistare circa il 16% del mercato complessivo, contro il 3% del 2022. Limitatamente alle vetture a batteria, i marchi cinesi sfiorano una quota del 25%.
Una tendenza destinata ad accentuarsi, anche per la guerra dei prezzi in atto in Cina, con fortissimi sconti che comprimono i margini di profitto. In alternativa, i costruttori propongono finanziamenti di lunga durata e a condizioni particolarmente favorevoli.
Le previsioni degli analisti per il 2030 convergono nella stessa direzione: il peso dei brand cinesi nel Vecchio Continente è destinato a crescere ulteriormente, soprattutto quello di Byd, Chery e Geely, con l’internazionalizzazione indicata come antidoto alla debolezza del mercato interno. Per superare la barriera dei dazi UE sulle elettriche Made in China e di eventuali misure analoghe sulle ibride plug-in, oltre a rafforzare la presenza locale, la tendenza è quella di produrre direttamente in Paesi europei con costi energetici competitivi. È il




