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Femminicidi, la leghista Erika Stefani: «I violenti non guardano prima il codice»

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di Sivia Madiotto

Erika Stefani, avvocato e componente della commissione giustizia in Senato: «L’educazione non viene solo dalla scuola ma anche dalla società, che oggi è sempre più aggressiva»

Qualcosa a un certo punto non ha funzionato, l’ex governatore Luca Zaia l’ha chiamato «un fallimento». Una donna è morta dopo aver fatto ciò che tutti le hanno consigliato, denunciare il suo ex violento. Dopo aver fatto scattare il codice rosso e la vigilanza, come previsto dalla legge. Della commissione giustizia in Senato fa parte Erika Stefani, avvocato ed esponente leghista. «Un uomo violento non guarda il codice penale, non si chiede prima quali siano le punizioni per le sue azioni. Il lavoro delle istituzioni è trovare dei deterrenti efficaci e, se non basta, modificarli affinché si riesca a portare il numero dei femminicidi a zero». Quello di Tania è stato il primo in Veneto nel 2026, i numeri sono calati, ma non sarà mai un risultato accettabile.

Dove si è inceppato il meccanismo della legge, della tutela della donna?
«Ogni volta che c’è un femminicidio qualcosa non ha funzionato, se nonostante le leggi e le forme di tutela non siamo riusciti a fermarlo. Vuol dire che non

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