Debiti record, tassi alti, tensioni monetarie: una tempesta perfetta agita i mercati finanziari globali, nessuno è immune. Dietro ci sono «i soliti sospetti»: lo stato delle finanze pubbliche, in America e non solo. I timori d’inflazione, legati a Hormuz e dintorni. Ma spunta anche un nuovo colpevole, l’intelligenza artificiale, che sta cambiando le mappe della finanza mondiale.
Quarantamila miliardi di dollari. Il debito pubblico lordo degli Stati Uniti ha superato per la prima volta la soglia dei 40 trilioni. È un numero che impressiona, ma preso da solo dice poco. La misura più significativa è il debito federale detenuto dal pubblico: circa 32.300 miliardi, ormai attorno al 100% del Pil. Il Congressional Budget Office prevede che salirà al 120% nel 2036 e al 175% nel 2056. Ancora più eloquente è il deficit: 1.900 miliardi quest’anno, il 5,8% del Pil secondo il CBO. Il Fondo monetario, che usa una definizione più ampia comprendendo tutte le amministrazioni pubbliche, arriva al 7,5%. Sono disavanzi che un tempo si associavano alle guerre o alle recessioni profonde. Oggi convivono con un’economia che continua a crescere.
Il traguardo dei 40 trilioni coincide con un segnale più concreto e preoccupante. Il mercato obbligazionario si è




